Bahrein ancora in piazza dopo il ritiro dei carri armati

In Bahrein come in molti altri paesi arabi, gli eventi egiziani delle ultime settimane hanno avuto l’effetto del fuoco su una miccia. Anche se il reddito pro capite del paese insulare è superiore ai 25.000 dollari, i cittadini sono stanchi dell’attuale situazione politica in cui vivono e chiedono riforme per attenuare il potere dell’oligarchia reale, la quale ricopre numerose cariche ministeriali da diverso tempo, e trasformare il paese in una monarchia costituzionale.

La maggioranza sciita è quindi scesa in piazza contro la dinastia sannita, ma la risposta del regime non si è fatta attendere, la polizia ha cercato sgomberare Piazza della Perla, a Manama, usando i manganelli e sparando lacrimogeni e proiettili di gomma. Neanche le processioni per i funerali di alcune vittime sono stati risparmiate, in una di queste 25 persone sono rimaste ferite da spari delle forze dell’ordine; il numero dei feriti continua a salire, sono centinaia secondo gli oppositori del regime, ai quali si aggiungono cinque morti.

Il re ha lasciato pieni poteri per riportare la normalità al principe ereditario Salmam bin Hamad al-Khalifa. La proposta di dialogo fatta all’opposizione è stata respinta dal Wefaq –il principale gruppo sciita, che ha visto 18 dei suoi 40 deputati dare le dimissioni– come condizione per sedersi ad un tavolo ha messo le dimissioni del governo. Incassato il rifiuto, Khalifa ha disposto il ritiro dei veicoli dell’esercito dalle strade, così i manifestanti sono tornati a mettere tende in Piazza della Perla, fulcro della protesta nella capitale.

Giorgio Laurenti

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