Libia, ONU approva sanzioni regime Gheddafi


Dopo la seduta tenutasi la scorsa notte, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha deciso di sanzionare il regime di Muammar Gheddafi. Le sanzioni sono state approvate all’unanimità dal consiglio di sicurezza con la “risoluzione 1970” che prevede, in particolare, il blocco dei beni del Rais, di alcuni suoi familiari e alti esponenti del regime, l’embargo alla vendita di armi e un possibile coinvolgimento della corte penale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dal governo libico.

La risoluzione, ha sottolineato l’ambasciatore statunitense Susan Rise, si riferisce all’art.7 della carta delle Nazioni Unite; articolo che prevederebbe anche, nel caso fosse necessario, un intervento internazionale. A tutto ciò si aggiungono le parole dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton: “Gheddafi e le autorità libiche sanno che le loro azioni inaccettabili e scandalose avranno conseguenze”. La linea dura è inoltre appoggiata dalla delegazione libica presso il consiglio di sicurezza.  Intanto a Bengasi è prevista una conferenza stampa del ex ministro della giustizia libico Abdeljalil che renderà nota la composizione di un nuovo governo ad interim. Un messaggio forte per Gheddafi, come ha commentato il segretario dell’ ONU Ban Ki-moon, che poche ore prima aveva chiamato Berlusconi per discutere di un ruolo in primo piano dell’Italia nella risoluzione della crisi. Nel frattempo c’è stata l’evacuazione dei venticinque italiani che erano rimasti bloccati ad Amal, che sono atterrati con un aereo britannico a Creta, e altri 121 connazionali sono rientrati questa mattina nel porto di Catania con la nave ‘San Giorgio’ della marina militare italiana. Per ora nel paese in rivolta rimangono solo poche decine di italiani che verranno rimpatriate nei prossimi giorni come assicurato dalla Farnesina. Frattanto il governo, attraverso il ministro degli esteri Frattini ha usato parole dure nei confronti della Libia: “Quando il capo di un regime spara sul suo popolo, la comunità internazionale deve reagire”.

Fabio Sciulli


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