Libia, continua la rivolta

Ultimi aggionamenti dalla Libia

Dopo le pesanti sanzioni approvate a maggioranza assoluta (15 voti su 15, compresi quelli di Cina e India) dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, che porteranno il dittatore Muammar Gheddafi davanti alla Corte internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità, la rivolta del popolo libico continua. Gli ultimi combattimenti a Zawiya (40 chilometri da Tripoli) vanno avanti da giorni e ormai la città sembra essere in mano ai ribelli.

La scena è quella vista nelle altre città libiche: migliaia di manifestanti in piazza e la polizia che spara lacrimogeni; il giorno dopo i rivoltosi continuano ad invadere il centro e le milizie cominciano con i fucili, provocando i primi morti; il popolo si defende con le barricate e bruciando edifici governativi. Infine, le milizie del Rais utilizzano mitragliatrici pesanti e sparano su tutto. Ma, nonostante la superiorità di mezzi, non riescono a fermare i moti popolari.

Gli insorti di Bengasi hanno finalmente costituito il Consiglio nazionale, che governerà le aree del paese già libere: i suoi membri saranno eletti da tutte le città libiche. E mentre a Sirte (a metà strada tra Bengasi e Tripoli) i comandanti della rivolta stanno preparando le truppe di giovani ribelli per sferrare l’attacco decisivo contro Gheddafi, il portavoce del governo per la stampa estera, Ibrahim Moussa, ha dichiarato che il Colonnello controlla ²tre regioni su quattro². Le rivolte sarebbero state manipolate dagli imperialisti occidentali e dai fondamentalisti di Al Quaida, che vorrebbero rispettivamente il petrolio e una sponda sul mediterraneo per attaccare l’occidente. Il portavoce ha anche annunciato che sono pronte riforme in campo politico, sociale ed economico e lo stesso governo è pronto a trattare con l’opposizione pacifica. Ma, dopo 40 anni di regime, le riforme annunciate da Moussa sembrano un pò tardive.

Flavio Di Giovanni

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