Terremoto Giappone, una questione irrisolta

La tragedia in Giappone è una questione irrisolta anche per noi.

Mentre scrivo non è ancora ben chiara l’ esatta entità , e le conseguenze, del disastro. Solo la formula è semplice: terremoto + tsunami = una tragedia immane. Al di là della vicinanza, doverosa da esprimere, al popolo giapponese così colpito, si fa strada inevitabilmente un interrogativo: che fare , in Italia, con il nucleare?

Si sa che il nucleare produce un’energia abbondante, pulita, ed a basso costo. Si sa anche che ci sono questioni tecniche difficilmente affrontabili per l’uomo della strada. Si sa anche che è sbagliato, nelle grandi scelte, farsi guidare soltanto dall’emozioni.  Però si sa anche che il nucleare non è mai del tutto sicuro. Spesso si leggono pareri di ingegneri, o comunque persone che sono abbastanza introdotte in questa tematica, e molti sono concordi con il dire che, in particolare, il problema delle scorie è molto serio, poiché non sono mai completamente eliminabili. Si possono stoccare, seppellire nel sottosuolo, però rimangono, ed a lungo andare possono creare contaminazioni. Si sa anche che gli incidenti sono rari: però , quando accadono, producono conseguenze incalcolabili. I loro effetti, spesso, permangono per molti anni, e, purtroppo, per generazioni. E a farne le spese sono inevitabilmente anche , o soprattutto i più deboli, che soprattutto non c’entrano nulla. E’ vero anche, come sostengono coloro che sono favorevoli alle centrali, che è inutile vietarle in Italia, perché ce ne sono molte nelle immediate vicinanze : in Francia, per esempio. Questo è vero, però gli amministratori locali, che siano Ministri, o Presidenti di Regioni o di Enti locali, raramente se la sentono di prendersi la responsabilità di dare l’ok alla costruzione di tali impianti sul proprio territorio. Della serie: il nucleare va bene, ma non in casa nostra (sindrome Nimby, do you remember? Letteralmente “Not In My Backyards)

Sì, ma così è troppo facile, non vi pare ?

Francesco Ongaro

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