Libia, Italia garantisce le sue basi

La decisione è arrivata:  l’Italia è pronta a fornire basi, che rappresentano una merce preziosissima, ma non solo, anche a partecipare ai blitz contro Gheddafi, e a qualunque intervento che non comporti la presenza di militari italiani sul suolo libico: il Consiglio dei ministri di oggi ha dato l’ok a sostenere le azioni che verranno decise dalla comunità internazionale, nell’ottica della risoluzione delle Nazioni Unite sulla No Fly Zone (NFZ) stabilita per evitare massacri di civili da parte del regime di Gheddafi.

Sigonella, ma anche Amendola, Gioia del Colle, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria. Le basi italiane sono tutte in prima linea, perché senza di loro la Nato non può attaccare la Libia.

La decisione è presa. Dopo la sospensione del trattato di amicizia, quindi, lo stesso ministro della difesa La Russa parla apertamente di aeronautica pronta a “mettere fuori uso i radar nemici”. Certo la parola “nemici” fa un certo effetto nei confronti di quello che solo poche settimane fa era “L’amico Muhammar”. Ma la situazione internazionale, le pressioni Usa e degli alleati, gli impegni Nato, hanno costretto il governo a rendersi conto che non ci può più tirare indietro di fronte alla decisione di una rispoluzione.

L’Italia avrà un ruolo attivo. La Russa  ha detto: “Non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica repressione di libertà e di diritti umani in quel Paese”
“Ogni decisione viene adottata in accordo con il presidente della Repubblica – afferma Berlusconi – e il parlamento verrà costantemente informato”. L’autorizzazione dovrà essere data dalle camere, per quella che viene definita “la coalizione dei volenterosi”.

E d’accordo è anche l’opposizione parlamentare: “Nei limiti della risoluzione dell’Onu siamo pronti a sostenere il ruolo attivo dell’Italia”, ha detto Pier Luigi Bersani. D’accordo anche Fli e Udc.
L’Italia quindi darà le basi, contribuirà probabilmente ad attaccare le installazioni a terra delle comunicazioni e dei radar, come fece contro la Serbia. E’ la SEAD, l’acronimo che indica la “soppressione di difese aeree nemiche”. Poi c’è la Marina, che fornisce le navi d’assalto anfibio (in realtà per la logistica e le evacuazioni in questo caso) ma anche le più moderne unità che sono in grado di concorrere con altre per uno scudo anti-missile nel Mediterraneo, nel caso non improbabile che Gheddafi ritenti un lancio “alla Lampedusa”, come accadde in un non remoto passato.
Per gli aerei, pronti i Tornado per gli obiettivi a Terra, ma anche gli F16, gli Eurofighter e gli AV-8, che sono imbarcati sulla portaerei Cavour.

Giusy Cerminara

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