Siria, Yemen e Giordania: proteste e morti

Il vento della rivolta continua il suo cammino lungo il bacino del Mediterraneo. Le proteste arrivano anche in Siria, dove pare ci siano stati diversi morti, una ventina secondo le fonti. Convocata per oggi dagli attivisti siriani la “giornata della dignità” in tutte le maggiori città, migliaia di manifestanti si sono riversati nelle piazze di Damasco, Homs, ma soprattutto Daraa centro della protesta anti-governative. “la polizia ha sparato sulla folla” denunciano gli attivisti sui social network. Fonti mediche riferiscono che i morti nella città sarebbero già 40 da quando è iniziata la protesta. Scontri anche nella capitale Damasco, dove circa 200 persone hanno tentato di manifestare a favore dei “martiri” di Daraa, ma la polizia li ha bloccati, arrestandone  a decine.

Altro teatro di rivolta è lo Yemen. Decine di migliaia coloro che sono scesi in piazza nella capitale Sanaa venerdì scorso, secondo quanto riferisce la Bbc. Chiedono le dimissioni immediate Abi Abdullah Saleh, il presidente in carica da 32 anni, e che ha annunciato di essere pronto a dimettersi entro un anno. I dimostranti chiedono però dimissioni immediate. Le proteste durano da più di un mese a Sanaa. Le opposizioni chiedono una nuova Costituzione, ma la protesta ha visto un crescendo di violenza. Nella protesta di venerdì sono state uccise circa 50 persone.

La protesta ha intanto investito anche la Giordania. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, ad Amman oggi sarebbe stato ucciso un manifestante negli scontri tra oppositori e sostenitori del governo. Sulla piazza sarebbero rimasti centinaia di feriti.

Giuseppe Procida

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