Pakistan: reporter di Aki-Adnkronos picchiato e ucciso

Islamabad  – Persa ogni  speranza di ritrovare in vita Syed Saleem Shahzad , il reporter di Adnkronos International scomparso ad Islamabad domenica sera. Il cadavere è stato rinvenuto oggi nel Punjab, a 150 km da Islamabad, e da un primo referto medico sarebbe ”stato picchiato a morte”. E’ quanto apprende AKI da fonti pachistane che stanno seguendo il caso.

I medici che hanno effettuato l’autopsia hanno rilevato che “aveva le costole rotte, ferite su un fianco e sulle gambe, il volto pieno di lividi”.

Il suo cadavere sarebbe stato ritrovato a ”40 km dalla sua auto”, ”in un canale nei pressi di Sarai Alamgir”, dicono le fonti, secondo le quali al corpo del giornalista era stata data ieri sera ”una sommaria sepoltura” da parte di una Ong locale, nei pressi del villaggio di Head Rasool. Infatti fallito un iniziale tentativo di identificarlo, vista la distanza dall’auto, sulla quale si trovavano i documenti, e vista l’assenza di un’area adibita ad obitorio, hanno provveduto ad una sepoltura.Un’altra fonte spiega che la segnalazione del ritrovamento del corpo è arrivata alla polizia contemporaneamente a quella dell’auto. Una circostanza stranissima, visti i 40 km che separavano il cadavere dal veicolo. Per le fonti, infine, ”non ci sono al momento elementi per stabilire chi lo abbia rapito e ucciso”.

E’ stato il fratello di Shahzad, insiema ad altri familiari, ad identificare il corpo dalle foto scattate da un giornalista locale che le ha inviate alla famiglia. I familiari di Shahzad si sono poi recati sul luogo dove è stato ritrovato il cadavere del giornalista.

Intanto, il primo ministro pakistano Yousuf Raza Gilani ha ordinato un’inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Shahzad, promettendo che i responsabili della morte del giornalista verranno “assicurati alla giustizia”. Il premier nell’esprimere “profondo dolore” per la morte del reporter ha detto che il governo attuale crede fermamente nella libertà dell’informazione considerandola un ingrediente essenziale per rafforzare i valori democratici e la cultura.

Il reporter, uno dei maggiori esperti di terrorismo della regione, aveva lasciato la sua abitazione di Nazimuddin Road a Islamabad nel pomeriggio di domenica per recarsi negli studi dell’emittente Dunya TV, per partecipare a un programma. Il giornalista non ha mai raggiunto gli studi dell’emittente, né è rimasto in contatto con la sua famiglia e gli amici. L’ultima traccia elettronica del suo telefono cellulare risulta alle 17.42 (ora locale) di domenica, a Margalla Road, nella capitale pakistana.

Quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, subito si è attivata una mobilitazione internazionale. Tanti gli appelli di organizzazioni internazionali come l’International Federation of Journalists, Reporter Senza Frontiere e Human Rights Watch, dopo quello lanciato ieri, non appena appresa la notizia, dal direttore e presidente del Gruppo Adnkronos, Giuseppe Marra, che, per far luce sulla vicenda, si è rivolto al Ministero degli Esteri italiano.

Immediata la mobilitazione della Farnesina e dell’ambasciata d’Italia in Pakistan che ha avviato le opportune azioni con le autorità di Islamabad.

Sulla sparizione del corrispondente ha preso posizione anche la sezione pakistana della Safma (South Asian Free Media Association). Le organizzazioni internazionali hanno chiesto alle autorità di fornire ogni informazione in loro possesso e fare luce al più presto su quanto è accaduto a Shahzad, che è anche a capo dell’ufficio pakistano di Asia Times Online.

Il presidente del Gruppo Adnkronos, Giuseppe Marra ieri dichiarava: “Mi auguro di abbracciare al più presto l’amico, prima ancora che uomo di punta, dell’AdnKronos International-AKI e del Gruppo AdnKronos”.

La notizia della sua scomparsa ha fatto il giro del mondo, rilanciata dai principali media italiani a quelli pakistani e internazionali.

Tutte le testate italiane e internazionali hanno ricordato anche l’ultimo articolo scritto da Shahzad, nel quale il giornalista, all’indomani dell’attacco terroristico alla base navale di Mehran, a Karachi, rivelava l’esistenza di un nucleo qaedista tra i ranghi degli ufficiali della Marina pakistana.

Già nel 2006 Shahzad, mentre si trovava nella regione dell’Helmand, in Afghanistan, fu sequestrato da un gruppo di talebani che lo rilasciarono quando si convinsero che non era una spia ma un vero giornalista. E’ stato da poco pubblicato anche il suo libro, dal titolo “Inside Al Qaeda and Taliban” che condensa anni di reportage e ricerche tra Afghanistan e Pakistan.

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