Siria: continua la repressione del governo nel 13/o venerdì di protesta

da rainews

Nel 13/o venerdì consecutivo di protesta in Siria, scendono ancora in piazza i manifestanti che si oppongono al regime di Assad. La popolazione non si ferma e come ogni venerdì, da quando è cominciata la protesta, scende in piazza in moltissime città del paese, sfidando gli attacchi dei militari e delle forze dell’ordine che, invece, continuano a sparare sulla folla, ad arrestare e torturare i manifestanti. In questo ultimo venerdì di protesta, si contano ancora 23 vittime civili sparse in tutte le zone del paese.

Le notizie che arrivano ai giornalisti stranieri, banditi in Siria dall’inizio delle proteste, provengono da quei pochi che hanno la forza e il coraggio di raccontare che, quello che diffonde il governo, attraverso la tv di Stato, è solo menzogna. Che le “bande armate” contro cui sparano i militari, sono la popolazione indifesa, che ci sono centinaia di militari e poliziotti che lasciano i loro posti perché non vogliono partecipare alle pratiche criminali del regime, che ci sono cecchini non identificati che sparano sulle ambulanze.

Intanto continua l’offensiva contro la città di Jisr Shughur, al confine con la Turchia, che sembra una città fantasma. L’artiglieria pesante spara per tutto il giorno contro la città, dopo averla circondata. Moltissimi sono i profughi che si sono riversati in Turchia in cui sono stati allestiti dei campi per accoglierli, mentre il governo turco condanna per la prima volta le azioni del governo siriano.

Intanto Al Jazira trasmette i primi video delle violenze dei soldati su uomini inermi. Si vedono persone legate a terra che subiscono pestaggi, come anche persone anziane. Le immagini sono brutali, ma non vengono precisate le zone da cui provengono i video.

Una vera e propria carneficina quella che sta effettuando il governo siriano sulla propria popolazione. In piazza scendono non solo i musulmani, ma anche i cristiani, tutti i cittadini, senza distinzione di religione e razza, uniti dalla volontà di cambiare le cose in un paese che le “cose” non cambiano da più di quaranta anni.

Teresa Corrado

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