Siria, ci sono ancora altri 4 morti

Siria, ci sono ancora altri 4 morti-Sono quattro le vittime registrate dalle organizzazioni per i diritti umani siriani e dai comitati di collegamento locali delle proteste. Tutte e quattro le vittime civili, sono avvenute a Houle, nella provincia di Homs, dove sono in corso operazioni militari da parte dell’esercito, mentre arresti di massa e interrogatori sono in atto a Dayr az Zor.

Questa mattina infatti, carri armati hanno assaltato all’alba la città di Dayr az Zor, entrando da diversi quartieri della città e bombardando gli stessi indiscriminatamente. Ad affermarlo il direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo Rami Abdelrahmane. Dopo i bombardamenti di altre città simbolo della rivolta, come il duro attacco ad Hama, adesso l’esercito ha preso di mira anche la città di Dayr che potrebbe diventare un nuovo centro per la rivolta.

Ieri, poi era stato arrestato anche Wilid al-Bunni, importante oppositore al regime di Assad. Insieme a lui, sono stati arrestati anche due figli, Moayed e Ayad, a dare l’annuncio sempre il presidente dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman, che si dice molto preoccupato per quello che sta avvenendo in Siria.

Sempre ieri c’è stata l’attesa telefonata del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon al presidente siriano Bashir el-Assad. Il segretario dell’Onu, aveva più volte provato a mettersi in contatto con Assad per chiedere la fine delle violenze dell’esercito sui civili, ma i due non si sentivano da maggio, ma il presidente siriano si era sempre rifiutato di rispondere alle sue telefonate.

L’intervento di Ban Ki-moon, segue la condanna adottata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu alla Siria venerdì scorso. Secondo un comunicato rilasciato a New York, sul contenuto della telefonata, Ban Ki-moon ha chiesto l’immediata cessazione delle violenze e ha riferito che l’Onu è molto preoccupata per l’esplosione di queste da parte dell’esercito sui civili. Ma Assad ha riferito che c’è un gran numero di vittime anche tra gli agenti della polizia e delle forze di sicurezza.

Il segretario dell’Onu ha replicato che la condanna è valida per tutti, ma ha anche chiesto che le riforme promesse dal suo governo siano attuate e che possono essere credibili solo se si pone fine alle violenze, inoltre, ha chiesto anche che la Siria apra le porte alle organizzazioni umanitarie internazionali e all’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani.

Un braccio di ferro che con l’attacco di questa mattina alla città di Dayr az Zor, sembra un appello caduto nel vuoto.

Teresa Corrado

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