Giappone, il tifone Roke fa evacuare più di un milione di persone

Per il Giappone questo sembra l’anno delle catastrofi. Dopo il terremoto del marzo scorso e il conseguente tsnunami, e dopo la catastrofe della centrale nucleare di Fukushima, adesso si abbatte sul paese anche il tifone Roke.

Ad essere colpita dal tifone, la stessa zona disastrata del terremoto. Roke, infatti, si sta dirigendo sulle coste nipponiche alla velocità di 144 chilometri all’ora e toccherà la zona della centrale di Fukushima, su cui arriverà domani.

L’attenzione è alta ed è stato diramato un comunicato in cui si chiede alla popolazione di abbandonare le zone che saranno colpite dal tifone e di trovare rifugi adatti per poter affrontare la forza della natura che si sta accanendo in modo deciso, di nuovo verso le zone del Giappone. Ad essere interessate dal tifone non solo la centrale nucleare di Fukushima, ma tutta la parte centrale del Giappone, oltre alla capitale Tokio.

Gli invita ad abbandonare le zone che saranno colpite dalla furia di Roke, sono circa 1,1 milioni di persone. Il tifone infatti, si abbatte con una violenza inaudita ed è accompagnato da incessanti e forti piogge. Per questo si temono inondazioni, onde altissime e smottamenti del terreno.

I bollettini diramati dall’Agenzia meteorologica nipponica, Jma, sono allarmanti.

Roke è il quindicesimo tifone della stagione, ma ha anche fatto già due vittime, un ragazzino e un anziano, trascinati via dalle acque impetuose di un torrente.

Domani si prevede che arrivi a Nagoya, terzo centro urbano giapponese e già sono state previste le evacuazioni di 80.000 persone residenti nei quartieri più a rischio della città.

Nella prefettura di Aichi, intanto, si è chiesto l’aiuto dell’esercito per le operazioni di sgombero della popolazione. Si teme che le inondazioni dei fiumi potrebbero causare vittime. Già all’inizio di settembre la stessa zona era stata colpita da un altro tifone che ha causato la morte di circa cento persone nell’ovest del paese.

Per il maltempo sono state chiuse anche numerose strade e fermate linee ferroviarie.

Teresa Corrado

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