Siria, più di venti morti e 250 carri armati a Rastan

Ormai possiamo dire che in Siria si è accesa la rivolta tra manifestanti e sostenitori di Assad. Dopo quattro giorni di scontri che hanno sconvolto il paese e che vedono le due fazioni combattersi apertamente. I manifestanti, assediati e costretti a difendersi per mesi da bombardamenti e colpi di arma da fuoco, oltre che dagli arresti e le torture, adesso si difendono come possono e sono aiutati dai molti disertori. Infatti sono innumerevoli i soldati che hanno deciso d non sparare sui cittadini, su amici e parenti e sono passati dall’altra parte per aiutare chi scendeva in piazza chiedendo solo riforme, giustizia, uguaglianza. Le proteste si sono estese a macchia d’olio in tutte le città della Siria e tutte, sono state affrontate da carri armati e da reparti dell’esercito pronti a sparare e incarcerare i dissidenti. Il governo di Assad non ha rispettato le promesse di riforma, ma si è solo occupato di reprimere con la forza i dissidenti siriani che invece, hanno continuato a scendere in piazza, prima ogni venerdì e poi tutti i giorni.

Oggi 250 carri armati sono entrati nella città di Rastan che si trova vicino ad Homs, teatro nei mesi scorsi di una delle più grandi manifestazioni anti regime del paese e anche di una delle peggiori repressioni. A confermare l’ingresso in città dei carri armati, l’Osservatorio siriano per i Diritti umani (Osdh) citato dall’emittente panaraba al Arabiya che segue costantemente l’evolversi di tutte le sommesse che stanno avvenendo nei paesi arabi.

La Commissione generale della rivoluzione siriana, conta oggi ventisette vittime cadute per mano delle forze fedeli al presidente Assad. Si combatte in molte città e in alcune continua la repressione in modo aggressivo. Gli attivisti, in contatto con le tv panarabe al Arabiya e al Jazira, riferiscono di undici vittime nella provincia di Hama, a nord, in scontri tra militari e disertori, ma anche cinque civili e sei militari uccisi nel villaggio di Kafar Zita.

Ormai sembra davvero una carneficina quella attuata dal presidente Bashar al Assad, che di fronte alle richieste di altri stati arabi e facenti parte dell’Onu, ha dichiarata che i militari governativi stanno combattendo contro non ben definite bande armate. Ma sin dall’inizio, proprio la Siria, ha mandato via dal paese tutti gli stranieri, in primis i giornalisti che commentavano le prime manifestazioni di dissidenti. Adesso, di giornalisti stranieri non ce ne sono, ma si hanno notizie grazie alla reste e all’impegno dell’Osservatorio siriano sui diritti umani.

È solo di ieri la notizia che il Console americano in Siria, dopo essere andato a trovare uno dei dissidenti del governo, è stato aggredito con pietre e pomodori da un gruppo di sostenitori del presidente siriano. Il fatto, condannato dalle autorità americane, mostra anche la grande tensione che persiste ormai da mesi all’interno della Siria.

Teresa Corrado

 

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