Gilles Jacquier, reporter francese: muore in Siria

Gilles Jacquier reporter di France2 è morto in Siria, colpito da un colpo di mortaio. Non è il primo reporter che muore in zona di guerra, ma sicuramente è il primo giornalista occidentale a perdere la vita nelle proteste scoppiate in Siria. eppure sembra un paradosso, visto che, proprio all’inizio delle proteste, i giornalisti occidentali sono stati cacciati dall’interno del paese perché non interferissero con le decisioni di regime. Così è capitato che il 43enne giornalista francese, vincitore nel 2011 del premio Ilaria Alpi, per il reportage sulla rivoluzione tunisina, abbia perso la vita mentre si trovava ad un raduno di sostenitori di Assad e scortato da forze di polizia, che seguono e scortano le mosse del gruppo di giornalisti internazionali, ammessi all’interno del paese. È morto durante una manifestazione che doveva essere tra le più sicure del paese, perché era a sostegno del regime e quindi non minacciato dalle “squadre della morte” che hanno infestato tutte le altre manifestazioni antiregime, non c’era alcun motivo per essere preoccupati, nessun timore di attacchi e sparatorie. Invece, dopo ben dieci mesi di proteste, per la prima volta, ad essere colpiti, sono stati i sostenitori di Assad, riunitisi in piazza per sostenere il proprio presidente che, solo poche ore prima, aveva parlato alla tv siriana, in un discorso che serviva a infiammare gli animi. Accanto a lui la moglie e i figli e una platea di sostenitori, riunitisi nell’Università di Damasco, mentre dal palco le parole dure del presidente colpivano i sostenitori del complotto internazionale che, secondo la teoria messa in campo da Assad, vogliono destabilizzare il paese.

Il primo colpo di mortai è esploso sulla folla lasciando a terra ben 7 civili morti, il secondo, caduto sui giornalisti, ha ucciso il reporter francese e ferito un altro, un fotografo olandese, Steven Wassenaar, ma quest’ultimo in modo lieve. Sono stati colpiti proprio quei reporter che Assad aveva accusato di complicità nel complotto contro la Siria.

Gilles Jacquier, non era nuovo a questo tipo di viaggi. Aveva partecipato a reportage su Kosovo, Afghanistan, Striscia di Gaza, Iraq e Libia, è morto ad Homs, terza città della Siria. condanna da parte delle agenzie di stampa, ma anche una richiesta di spiegazioni da parte del Ministro degli Esteri francese Alain Juppé, che ha chiesto spiegazioni sull’accaduto.

Tutto questo mentre gli ispettori della Lega Araba, stanno continuando i loro sopralluoghi e uno di questi, l’algerino Anwar al Malek, ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla tv Al Jazira del Qatar, i crimini di guerra e contro l’umanità che il regime sta nascondendo ai media. L’uomo ha raccontato che Assad ha pianificato una messa in scena ad opera degli osservatori, accompagnati in giro per il paese a visitare, tra l’altro, falsi detenuti politici. Condanna anche da parte del segretario dell’Onu Ban Ki-Moon e dal Dipartimento di Stato americano che hanno accusato il presidente siriano di aver improntato il discorso alla tv su un “freddo cinismo”, ben lungi dalle promesse di porre fine alla repressione attuata in tutti questi mesi nei confronti della popolazione siriana.

Teresa Corrado

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