Siria, si muore nonostante gli osservatori internazionali

La situazione siriana non si chiarisce nemmeno dopo le continue minacce della Lega araba al governo di Assad o dopo i continui richiami delle nazioni occidentali che stanno monitorando la situazione ormai da mesi. Solo ieri si contano 100 morti, di cui 55 civili uccisi dalle forze di sicurezza siriane. Ad affermarlo l’organizzazione di opposizione al governo di Assad, l’Osservatorio siriano dei diritti umani che in questi mesi ha tenuto il conto delle centinaia di vittime cadute in territorio siriano e delle continue violenze perpetrate alla popolazione dal regime. Ormai si parla di guerra civile e di attacchi precisi delle forze di sicurezza contro gli oppositori. Sempre secondo l’Osservatorio, 40 vittime sono cadute ad Homs e dintorni, zona in cui le proteste sono continuate nonostante la repressione attuata in quelle zone. Altre nove, invece, sono cadute a Deraa, cinque, invece, nei sobborghi di Damasco, dove i militari di Assad hanno condotto un attacco massiccio per riconquistare le zone che erano cadute sotto il controllo dei ribelli. Infatti queste ultime stanno attaccando con decisione la zona nei pressi della capitale per far cadere definitivamente il governo di Bashar Al Assad e porre fine alle violenze del governo sui civili accusati di essere al servizio di forze straniere al paese. Gli attivisti hanno anche confermato che fra le persone uccise vi sono 10 soldati disertori, sei membri delle forze di sicurezza e venticinque soldati dell’esercito regolare siriano.

Homs resta la roccaforte della protesta e per questo l’esercito regolare di Assad ha preso attivato una massiccia operazione militare. A riferirlo testimoni oculari ed attivisti che hanno presi contatti con la tv araba Al Arabyan la quale riesce a inviare immagini dalla città, mentre la tv siriana continua a richiamare l’attenzione della popolazione sui dissidenti chiamandoli terroristi e mercenari che attaccano il regime legittimo. Intanto continuano ad aumentare le diserzioni da parte di militari del regime che si alleano ai civili armati, in contrapposizione al regime.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ha più volte chiesto un intervento decisivo nei confronti della Siria per fermare la scia di morte che il governo sta attuando sui cittadini. In contrapposizione alle scelte della comunità internazionale, il veto della Russia, messa alle strette, in queste ore, dall’intera comunità internazionale che ha l’appoggio anche della Lega Araba, la quale ha affermato che durante la visita dei propri osservatori, centinaia di persona hanno continuato a perdere la vita. Sintomo di un volere politico intenzionato a reprimere il più velocemente possibile la rivolta. È diventato ormai fondamentale l’incontro ai vertici dell’Onu, dove viene richiesta un intervento del Consiglio di sicurezza per fermare le stragi siriane.

Mentre i governi discutono e litigano sull’importanza di un intervento o meno, in Siria continuano le stragi e continua a prendere potere la parte più estremista islamica che non vuole alcun intervento esterno per capovolgere il potere perché in questo modo è sicura di prendere il potere assoluto sulla Siria.

Teresa Corrado

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