Soldato americano uccide afghani, parla Obama

Torniamo a parlare di quello che è accaduto ieri in Afghanistan, alle prime ore del mattino, mentre il villaggio stava ancora dormendo. Un soldato americano, in preda alla follia, o forse a causa di un crollo dovuto ad un forte esaurimento nervoso, ha aperto il fuoco in tre abitazioni vicino Kandahar, in Afghanistan. L’uomo, di cui non si conoscono le generalità, avrebbe fatto irruzione nelle abitazioni per sparare contro i civili, inermi. Ci sarebbero, come abbiamo fatto sapere ieri, almeno 16 vittime, e tra queste, ci sono anche donne e bambini: lo ha fatto sapere il presidente Karzai. Tuttavia, per dovere di cronaca, è bene precisare che le versioni sulle vittime sono piuttosto discordanti. Vediamo cosa sarebbe accaduto in quegli attimi di pura follia.In Afghanistan erano le tre di notte. Tutta la popolazione dormiva, non immaginando che di lì a poco alcuni di loro avrebbero subito un massacro. Secondo le ultime notizie, il militare degli Stati Uniti sarebbe uscito dalla sua base e si sarebbe diretto verso queste povere abitazioni. Nella prima avrebbe ucciso ben 11 persone, lasciandole inermi, per terra, prima di dare fuoco all’abitazione. I feriti sarebbero tra i cinque e i nove. Dopo la strage, il soldato si è consegnato ai suoi superiori ed è stato arrestato. Secondo alcuni testimoni però, l’attacco è stato opera di un «gruppo di soldati americani, che ridevano ed erano ubriachi». Haji Samad, abitante di uno dei due villaggi colpiti, ha raccontato di «soldati ubriachi che sparavano all’impazzata» e i soldati «hanno poi versato liquido infiammabile sui corpi e tentato di dargli fuoco». Una versione questa sostenuta anche dai talebani che parlano di decine di case colpite e una cinquantina di morti. Barack Obama, in merito alla vicenda, ha commentato: «Questo incidente è tragico e scioccante, e non rappresenta l’eccezionale carattere del nostro esercito e del rispetto che gli Usa hanno nei confronti del popolo afghano». Invitando ad «accertare i fatti e assicurare i responsabili alla giustizia».

 

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