Il dolore degli Stati Uniti dopo la strage di Orlando: è un attacco terroristico rivendicato dall’Isis

Il dolore degli Stati Uniti dopo la strage di Orlando: è un attacco terroristico rivendicato dall'Isis. Le ultime notizie e la parole di Obama

E’ sotto shock il paese. Gli Stati Uniti sono stati colpiti ancora una volta nel loro cuore, la guerra non è lontana, i terroristi non sono in Europa ma in casa. E’ una delle stragi che ha visto morire il maggior numero di persone quella in Orlando e dopo poche ore è arrivata anche la rivendicazione dell’Isis. E’ stato un attentato terroristico: chi ha ucciso lo ha fatto in nome del sedicente stato islamico. Una telefonata al 911 in cui ha giurato fedeltà all’Isis e al suo leader al Baghdadi. Poi l’ingresso in un night club di Orlando frequentato dalla comunità gay per perpetrare la strage più grave della storia d’America provocata da armi da fuoco. E’ questa l’ultima parte della storia dell’americano di origini afghane Omar Mateen l’attentatore. Una strage ricostruita purtroppo, grazie agli ultimi messaggi mandati dalle vittime a parenti e amici. “Abbiamo paura, siamo in bagno”, “Mamma mi sto nascondendo, sta arrivando, sto per morire” frasi che gelano il sangue lette su una chat di whatsapp, ultimo contatto in questa vita in preda alla follia di un attentatore. L’America oggi conta le vittime e il bilancio è drammatico: sono oltre 50 i ragazzi morti in questa strage.

Alla fine si contano almeno 50 morti e 53 persone ferite, di cui molte versano in gravi condizioni. “Un atto di terrore e di odio”, ha tuonato Barack Obama parlando alla nazione in diretta tv, dalla Casa Bianca. Non è invece ancora chiaro quello che è successo nel locale dove è avvenuta la strage in seguito all’intervento delle forze dell’ordine. Nelle prossime ore probabilmente saranno anche raccontati i dettagli dell’operazione.

Il killer, ucciso dalla polizia, si chiama Omar Mateen, 29 anni, cittadino americano di origini afghane. Un profilo simile al killer di San Bernardino, originario del Pakistan, e ai fratelli autori dell’attentato alla maratona di Boston, le cui radici erano in Cecenia. E che sembra Omar abbia citato nella sua telefonata. Si tratta di giovani in tutto e per tutto integrati nella società americana. Almeno così sembrava. Omar, nato a New York ed ex guardia giurata, viveva in una cittadina a quasi 200 chilometri dal luogo della mattanza, Fort Pierce. L’ex moglie parla di lui come un uomo violento e instabile.

I jihadisti celebrano sul web la sparatoria di Orlando come «il miglior regalo per il Ramadan». Lo scrive su Twitter Rita Katz, direttrice del Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste in rete. Ma non solo. Passata qualche ora,è sempre la Katz a twittare la rivendicazione dello Stato Islamico. «L’attacco che ha preso di mira un locale per omosessuali a Orlando, in Florida, e che ha lasciato più di 100 vittime tra morti e feriti, è stato portato avanti da un combattente dello Stato Islamico» si legge nel messaggio diffuso dall’Isis.

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