Attentato a Londra la testimonianza di Maurizio Stecca:”L’attentatore a pochi passa da me, l’ho visto uccidere”


In queste ultime ore, dopo l’attentato di Londra, si cerca di capire cosa sia accaduto in quegli attimi drammatici e le testimonianze di chi era sul posto sono davvero preziose. Tra gli altri testimoni, c’era anche il nostro Maurizio Stecca, campione olimpionico di pugilato. “Pensavamo che fosse un film” commenta Maurizio che si è trovato a pochi metri dal Suv che ha travolto e ucciso 4 persone durante la trasmissione di Canale 5, Mattino Cinque in collegamento con Federica Panicucci. Maurizio l’attentatore l’ha visto in faccia, ha seguito i suoi movimenti. “In quegli attimi non sapevamo cosa fare, per fortuna sono arrivati degli agenti armati che l’hanno immobilizzato” ma prima di arrivare a questo punto, l’uomo con i due coltelli aveva ucciso un agente che non era armato e aveva colpito anche altre persone. Oggi la testimonianza di Maurizio è lucida, riesce a mettere insieme tutti i pezzi ma la paura di morire è stata grande e gli attimi di terrore difficilmente potranno essere cancellati della sua mente. “Mi spiace per le vittime, posso dire che il poliziotto ha cercato in tutti i modi di difenderci ma non aveva armi, ha lottato solo con le sue mani e ha perso la vita” queste le parole di Stecca che racconta gli attimi interminabili che ha vissuto in prima persona. 

Maurizio racconta commosso che al mattino, lui e gli altri campioni e giovanissimi arrivati a Londra per incontrare i colleghi inglesi, scherzavano proprio su possibili attentati e si dicevano al sicuro, pensavano che mai nessuno avrebbe potuto far loro del male. E invece succede quello che non ti aspetti. Stecca continua il suo racconto spiegando che cosa è successo negli attimi terribili prima che l’attentato fosse ucciso: “Allora un uomo con un abito elegante è uscito da una porta laterale e, a circa 10 metri di distanza, ha esploso tre colpi, e l’ha ucciso. L’attentatore ha cercato di alzarsi in piedi, forse non si era reso conto di quanti colpi avesse ricevuto. Ma è ricaduto a terra quasi subito, morto”.


Scene che difficilmente il pugile dimenticherà e che lo segneranno per sempre. Il pugile, che insieme alla delegazione italiana e a quella inglese era proprio a Westminster per una visita ufficiale, racconta di come venivano poi spostati da una stanza all’altra, dell’intervento per portare in salvo i bambini. “Eravamo quasi in 300 ci hanno poi messo in una sala grane invitandoci a stare tranquilli, ma non era semplice mantenere la calma”. 


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