Ha confessato l’assassino di Agitu Gudeta: uccisa per soldi

La notizia della morte di Agitu Gudeta ieri sera ha fatto il giro dell’Italia lasciando tutti sconvolti. La donna, che era diventata famosa per le sue battaglie è stata ritrovata morta in casa. Ci sono volute solo poche ore per mettersi sulle tracce dell’uomo che l’ha uccisa. E’ un dipendente della sua azienda, un ghanese di 32 anni che nel corso della tarda serata di ieri ha confessato l’omicidio. La notizia della morte di Agitu Gudeta era trapelata intorno alle 20 di ieri; il corpo della donna è stato ritrovato ieri pomeriggio nella  camera da letto della sua abitazione a Maso Villalta a Frassilongo in Valle dei Mocheni tra le montagne del Trentino. A trovarla, secondo quelle che sono le prime indiscrezioni di stampa, una sua amica.

L’uomo ha ammesso la sua colpevolezza durante l’interrogatorio davanti a carabinieri e al magistrato. È un pastore, collaboratore nell’azienda agricola biologica ‘La Capra Felice’ della Gudeta, che ha motivato il delitto con uno stipendio non corrisposto.

L’omicidio di Agitu Gudeta: corpo martoriato con un martello

Secondo quelle che sono le prime indiscrezioni sulla ricostruzione di questo omicidio, la Gudeta sarebbe stata uccisa con un martello, ritrovato poco distante dal suo cadavere. Anche per questo motivo si è subito capito che si trattava di un omicidio.

Nel 2018, Agitu aveva ricevuto minacce a sfondo razziale da parte di un 50enne suo vicino, poi condannato per stalking dal tribunale di Trento a 9 mesi, lo scorso mese di gennaio. L’accusa aveva chiesto invano l’aggravante finalizzata alla discriminazione razziale. “Mi insultano, mi chiamano brutta negra, dicono che me ne devo andare e che questo non è il mio posto” aveva denunciato ai Carabinieri. Le minacce ricevute però, sembrano non aver nessun legame con il suo omicidio, almeno secondo quella che è stata la confessione del dipendente che ha confessato.

Agitu era arrivata in Italia nel 2010 e si era subito integrata con la comunità. Spesso si notava dietro il suo banchetto in Santa Maria Maggiore dove si faceva orgogliosamente notare grazie al suo cappello etiope che la distingueva da lontano. Ma non erano mancati gli ostacoli, in questi anni, come appunto le minacce e gli insulti.

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