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Il 29 marzo cambiano i colori, da zona rossa a zona arancione: le regioni in bilico

Quali sono le regioni che il 29 marzo 2021 passano da zona rossa a zona arancione?

Come saprete sono due le settimane in cui le regioni che sono passate in zona rossa dal 15 marzo 2021 dovranno restare in questa stessa area. Dal 29 marzo 2021 però si cambia, anche se nel fine settimane di Pasqua si torna tutti in zona rossa. Quali sono quindi le regioni che possono passare dalla zona rossa alla zona arancione, che significa quanto meno, alcune restrizioni che cadono e delle riaperture di negozi e altre attività? Si può già provare ad avere una prima idea anche se la situazione è in perenne cambiamento e il monitoraggio è costante.

Tra le regioni che potrebbero passare dalla zona rossa alla zona arancione il 29 marzo 2021 c’è il Lazio. L’assessore regionale alla Salute, due giorni fa, aveva spiegato su Rai Radio1 che nelle due settimane successive al 10 marzo la situazione potrebbe migliorare: «In 15 giorni c’è la possibilità di tornare almeno alla zona arancione. Due settimane sono sufficienti per far tornare l’indice Rt sotto la soglia d’allerta (1,25, ndr)». E questa situazione non riguarda chiaramente solo il Lazio ma anche le altre regioni.

Chi probabilmente invece non tornerà in zona arancione ma continuerà a restare in zona rossa, almeno fino dopo Pasqua, è invece la Lombardia. I dati sembrano essere abbastanza chiari con aumenti di casi e numeri di posti in ospedale che sono sempre di meno. Una emergenza che non è destinata a migliorare, almeno in queste settimane. Fontana però non si sente di escludere una possibilità di passaggio in zona arancione per la sua regione.

Ricordiamo che la comunicazione ufficiale per il cambio di zona delle regioni italiane ci sarà il 26 marzo.

Quali regioni passeranno dalla zona rossa alla zona arancione?

L’ultimo monitoraggio risale al 10 marzo, il prossimo è previsto tra due giorni e sarà un banco di prova per accertare eventuali miglioramenti della situazione epidemiologica. Ci potrebbero quindi essere anche altre regioni che potrebbero passare dalla zona rossa alla zona arancione, almeno per una settimana. Ricordiamo infatti che poi il 3 aprile, il 4 aprile e il 5 aprile, i giorni di Pasqua, tutte le regioni italiane ( fatta eccezione per la Sardegna se dovesse restare ancora bianca), sarebbero comunque in zona rossa.

La parziale riapertura durerebbe a quel punto meno di una settimana, prima della nuova zona rossa in tutta Italia per via della Pasqua. La situazione dei territori attualmente in zona rossa, aggiornata al monitoraggio del 10 marzo scorso, è la seguente:
– Campania: Rt 1,5; incidenza 203.71 per 100mila abitanti
– Emilia-Romagna: Rt 1,43; incidenza 434.26 per 100mila abitanti
– Piemonte: Rt 1,41; incidenza 279,94 per 100mila abitanti
– Friuli-Venezia Giulia: Rt 1,39; incidenza 266,20 per 100mila abitanti
– Lazio: Rt 1,31; incidenza 172,82 per 100mila abitanti
– Lombardia: Rt 1,3; incidenza 306,04 per 100mila abitanti
– Veneto: Rt 1,28; incidenza 194,42 per 100mila abitanti
– Puglia: Rt 1,23; incidenza 206,23 per 100mila abitanti
– Marche: Rt 1,08; incidenza 310,71 per 100mila abitanti
– Molise: Rt 1,07; incidenza 157,73 per 100mila abitanti
– Provincia di Trento: Rt 1,04; incidenza 351,29 per 100mila abitanti

Con i nuovi dati, e quindi nelle prossime ore, sarà possibile capire quali potrebbero essere le regioni candidate a un passaggio dalla zona rossa alla zona arancione. Considerando questi numeri, tra le altre regioni che possono ambire al passaggio in zona arancione, c’è anche il Veneto.

Il 6 aprile, dopo i tre giorni di zona rossa, scadrà il decreto al momento in vigore. Prima di quella data sapremo che cosa il Governo avrà deciso di fare: se continuare con la divisione delle regioni in base ai colori, se tornare a permettere i viaggi tra regioni o se continuare a mantenere la linea rigida. Con il rallentamento dei vaccini, causato anche dalla sospensione di Astrazeneca in via precauzionale, la tabella di marcia per il piano vaccinale non è la stessa per cui, si potrebbe rimandare ancora la data di “ritorno alla normalità” almeno a una apparente normalità.

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