Roberta Ragusa ultime notizie: 10 anni dopo si cerca il corpo tra cambi e magazzino

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Si batterà l’associazione Penelope per dare una degna sepoltura al cadavere di Roberta Ragusa. Lo ha spiegato anche ieri sera nel corso della diretta di Chi l’ha visto, il presidente dell’associazione, l’avvocato Nicodemo Gentile che ha presentato una richiesta in procura a Pisa, una autorizzazione per cercare il cadavere di Roberta con la convinzione di poter trovare, 10 anni dopo l’omicidio, ancora qualcosa. Il punto di partenza è chiaro: Antonio Logli, oggi in carcere con l’accusa di aver ucciso Roberta e di averne occultato il cadavere, non ha avuto molto tempo per disfarsi dei resti della moglie. Da qui la convinzione che il cadavere di Roberta non si trovi troppo lontano dalla casa in cui abitava con la sua famiglia. Di questo non ha molti dubbi l’avvocato che nella trasmissione di Rai 3 ricorda come in altri grandi casi, il corpo della persona uccisa, era dove si era cercato ma non era stato subito trovato: da Elisa Claps, a Elena Ceste, passando per Yara Gambirasio. Per questo, chi vuole mettere un altro punto a questa storia, lotta per cercare il cadavere di Roberta, per darle, dieci anni dopo la sua morte, almeno una degna sepoltura.

Dove è stato occultato il cadavere di Roberta Ragusa?

L’ipotesi è che il corpo di Roberta, si trovi nei campi che circondano la casa di Gello di San Giuliano o comunque nelle zone molto vicine all’abitazione della famiglia Logli. Molte aree, sono state controllare durante le indagini, altre risultano ancora incontrollate. Altra ipotesi: che il cadavere di Roberta possa esser stato nascosto nel magazzino della famiglia Logli. Si entrò infatti in quel luogo, con il geo radar, un anno dopo la morte, ma si analizzò solo la superficie che non era coperta da oggetti. Il magazzino, come mostrato anche in un filmato di Chi l’ha visto, era pieno di oggetti, anche molto grandi e ingombranti per cui on si può davvero escludere che il corpo possa esser stato nascosto in quei luoghi e occultato per non essere mai più trovato.

L’associazione Penelope quindi confida nella risposta della procura di Pisa per capire come agire e per comprendere se si potrà fare qualcosa, magari per mettere la parola fine a questa vicenda, dieci anni dopo.

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