Per Giorgio Panariello il Natale non è una bella festa, la morte di Franchino e i sensi di colpa

E’ a Natale Che Giorgio Panariello ha incontrato suo fratello Franchino per la prima volta, è a Natale che è morto. A Domenica In Panariello racconta la vita di due fratelli, la sua storia, quella di Franchino. E’ viso il suo senso di colpa e nel suo libro lo racconta rendendo giustizia a suo fratello. Il 23 dicembre del 2011 erano stati insieme: “Davanti a me aveva bevuto solo poca cosa e poi se n’è andato, aveva da fare altre cose, il 25 era ospite dei vicini di casa ma non sapevo della cena del 26 con questi ragazzi che non conoscevo. Va a cena e si sente male e questi ragazzi presi dal panico invece di soccorrerlo e lasciarlo davanti a un ospedale lo hanno abbandonato tra i cespugli, poi hanno avvisato chiamando i soccorsi che sono arrivati in ritardo”. 

IO SONO MIO FRATELLO – IL LIBRO DI GIORGIO PANARIELLO

C’è stato il processo, ci sono state le condanne per la morte di Franco Panariello ma il conduttore confida: “La verità è che queste persone vivranno il resto della loro vita con questa condanna, al di là del carcere, però dal punto di vista umano io credo che sarà per loro una condanna perenne, ogni volta che sentiranno il mio nome o mi vedranno in tv si ricorderanno“.

Franchino non è morto di overdose, ne era uscito: “Aveva combattuto come un guerriero e ce l’aveva fatta. La sua dipendenza aveva lasciato ovviamente strascichi fisici e psicologici, certo aveva le sue fragilità ma come uomo si era completamente ricostruito”.
La dignità da ridare a Franco, questo lo scopo del libro di Giorgio Panariello, ma anche per dire ai ragazzi caduti nella droga che ce la possono fare. “Mi lascò così quella mattina, ridendo, se ne andò con il suo incedere dondolante e l’inconfondibile gesto di sistemarsi i capelli – si legge nel libro di Panariello –  Per la prima volta dopo tanti anni avevo passato con lui un bellissimo Natale ma non sapevo che sarebbe stato l’ultimo”.

Il Natale ritorna sempre per Giorgio Panariello con il ricordo di quella telefonata alle 7 del mattino di Carlo Conti, la corsa in obitorio. “Natale per me non è la festa più bella del mondo perché ogni volta che viene…”. Panariello dopo avere letto una poesia di suo fratello scoperta solo dopo la sua morte chiude con il suo senso di colpa: “Che peccato non essere riuscito a intercettare, non essere stato all’altezza di potere aiutare Franco prima”. 

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