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Daniela Vergara, la moglie di Luca Giurato: “Non siamo riusciti a dirci tutto”

E' morto all'improvviso Luca Giurato, per la prima volta sua moglie Daniela Vergara ne parla oggi a La volta buona, in lacrime

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Luca Giurato è morto all’improvviso, a causa di un infarto. A La volta buona sua moglie Daniela Vergara ne parla per la prima volta. E’ morto l’11 settembre 2024 ed è ancora troppo poco tempo per lei, le lacrime le scendono durante tutta l’intervista. Con Luca Giurato una storia d’amore durata 40 anni, per Daniela Vergara troppo pochi, ma sarebbero stati in ogni caso troppo pochi.

“Quando due persone stanno insieme da tanto tempo non si riesce mai a dirsi tutto perché non c’è mai un momento, non c’è mai un tempo in cui si esaurisce la voglia di comunicare, la voglia di vivere insieme” bastano già queste parole per capire che tra la giornalista e Luca Giurato c’era un amore immenso che non finirà mai. Per questo per Daniela Vergara c’è tanto dolore. >>>L’ultimo addio di Daniela Vergara al suo amato Luca Giurato: dolci parole e una poesia

Daniela Vergara a La volta buona non riesce a dire tutto di Luca Giurato

C’è una cosa che la Vergara chiede di tenere per sé, non vuole raccontare gli ultimi momenti di vita di Luca Giurato, quando ha avuto il malore. Fa ancora tutto così male ma c’è anche il desiderio di proteggere quei momenti. 

“Sono qui e ricomincio da adesso ma non è facile” confida con le lacrime che deve asciugare di continuo. “Lui era la mia tavolozza di colori”. Si è innamorata di Luca perché era sincero, ingenuo, adorava il suo essere profondo, senza invidia e senza concorrenza. 

“Luca e Frizzi avevano molte cose in comune, anche la capacità di essere vicini alle persone, la capacità di essere se stessi anche correndo dei rischi, perché essendo se stessi… qualche volta le maschere servono per difendersi ma loro erano due personaggi che non avevano bisogno di difendersi” oggi ricordano entrambi ma per Daniela è davvero troppo presto per sorridere mentre parla di suo marito. 

Ne parla con gande tenerezza anche quando elenca quelli che erano i suoi difetti: “Era disordinato, io che sono milanese di mentalità quindi ho bisogno delle cose quadrate, dell’agenda mentre lui era un improvvisatore, il che va benissimo quando però non stai con una che ha bisogno di schemi”.

“Io aspettavo le ore… le ore che ho passato in macchina ad aspettarlo perché era in ritardo. Però il suo difetto più grande è che si faceva perdonare tutto, quindi, non si poteva avere rancore”.

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