Varianti Covid-19, quali sono: la situazione in Italia e la loro pericolosità

quali sono le varianti del covid-19

Le varianti del Covid-19 stanno generando non poca preoccupazione. Ma quali sono queste mutazioni che rischiano di rendere inutili i sacrifici fatti per contenere la pandemia del virus? Sono diversi i virologi e i primari degli ospedali che stanno dimostrando timori sulla diffusione di queste varianti. Allo stesso tempo però ci sono anche delle rassicurazioni. Ieri ad esempio Burioni ha spiegato con un lungo post sui social, che la cosa importante è procedere con le vaccinazioni. Solo in questo modo saremo al sicuro dalle tante varianti, ricordando che al momento, non ci sono studi tali da dimostrare che queste famose varianti, siano più pericolose del ceppo base dal quale hanno poi mutato.

La situazione comunque non sembra essere serena. E che la diffusione delle varianti, preoccupi e non poco, lo si capisce anche dal fatto che si sta pensando a un nuovo lockdown, anche se in forme e modi diversi.

Vediamo quali sono le varianti che spaventano di più e quelle che sono già arrivate in Italia.

VARIANTI DEL COVID-19, TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE: QUALI SONO E QUANTO SONO PERICOLOSE

Sono drammatiche le conseguenze del Covid-19 nel mondo del lavoro e pare che la situazione, per il momento, non sia destinata a cambiare. I virologi chiedono a gran voce di mettere in atto un nuovo lockdown duro in tutto il territorio italiano, con lo scopo di fermare la diffusione delle varianti del Coronavirus. Queste mutazioni risultano molto più contagiose e in altri Paesi europei hanno creato già problemi devastanti. L’impatto non è stato di certo leggero, anzi. Ma quali sono le varianti?

Variante inglese B.1.1.7, la più diffusa in Italia. In quasi tutte le regioni è stata segnalata la presenza di questa mutazione del virus: in Campania dal 7% al 20% di positivi in circa due settimana; in Lombardia il 30% dei positivi. Un’altra regione colpita è l’Umbria. È molto contagiosa e si diffonde in modo veloce. La variante inglese, secondo molti scienziati e studiosi, sarebbe arrivata in Italia subito dopo Natale, a causa degli spostamenti nelle feste, in particolare per le settimane bianche fatte in Svizzera.

Variante brasiliana P1, meno diffusa rispetto alla precedente. È stata segnalata la sua presenza soprattutto nel centro Italia, in particolare in Abruzzo e in Umbria. Si tratta di una mutazione del virus che è risultata addirittura resistente alle terapie e ai vaccini che sono stati realizzati fino a ora. Ma si tratta di pochi casi studiati sui quali giudicare.

Variante sudafricana B.1.351, non è molto diffusa nel nostro Paese. Nonostante ciò, il mondo scientifico la sta osservando con molta attenzione. Infatti, risulta essere la mutazione più aggressiva del virus. Sei casi sono stati segnalati in Alto Adige e uno in Liguria.

Variante napoletana B.1.525, non è ancora molto conosciuta. È stata individuata dall’Istituto Pascale e dall’Università Federico II di Napoli, attraverso una ricerca. Di questa versione del virus sono stati individuati dei casi in Gran Bretagna, Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. Al momento, ha dimostrato di essere simile a quella inglese.

Variante scozzese N439K, di cui ancora vi sono pochi dati a disposizione dal mondo scientifico. La mutazione sarebbe avvenuta attraverso il virus inglese. Pertanto, si pensa che si tratti di “una variante della variante”. In Italia è stata segnalata a Trieste e a Varese.

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