Heather Parisi spiega la situazione a Hong Kong: “Non c’è mai stata la prima quarantena”

Una quarantena intesa come l’obbligo di tutti a Hong Kong a restare a casa non c’è mai stata, è quanto precisa Heather Parisi nel suo post sui social. Un lungo post con cui desidera fare chiarezza dopo avere letto cosa riferiscono alcuni quotidiani italiani. La Parisi parla di notizie inesatte sulla situazione attuale nel Paese in cui vive ormai da anni con il marito e i due figli più piccoli. Non c’è mai stata quindi una quarantena intesa come la viviamo da noi in Italia e non c’è nemmeno adesso che circolano notizie sul un nuovo picco a Hong Kong. Quindi in base alle sue informazioni non ci sono nuove restrizioni e spiega nel dettaglio ogni cosa. Heather vive ormai da dieci anni in Cina con suo marito Umberto Maria Anzolin e i suoi gemelli. L’obbligo di quarantena ci sarebbe solo per chi arriva dall’estero così come sono stati chiusi luoghi pubblici e privati destinati alle attività sportive oltre che le scuole.

LE MISURE DEL GOVERNO A HONG KONG SPIEGATE DA HEATHER PARISI

“A HK non c’è mai stata nemmeno una “prima” quarantena intesa come obbligo per i cittadini di rimanere a casa. E non c’è nemmeno ora una seconda. A HK non sono mai state chiuse le attività commerciali di alcun genere. E non sono chiuse nemmeno ora. A HK non sono mai stati chiusi gli uffici, ma è stata invitata la cittadinanza a lavorare da casa laddove era possibile e quindi su base esclusivamente volontaria. A HK non sono mai stati chiusi i ristoranti”. E’ stato introdotto: “l’obbligo di diminuire del 50% la capienza dei coperti, di rispettare la distanza di un metro e di non preparare tavoli con più di 4 persone”. Le scuole sono chiuse dal 24 gennaio e come ha mostrato altre volte in vari video ci sono varie precauzioni sempre in vigore: “come quelle della misurazione della temperatura nei punti di accesso ad edifici pubblici e privati, la igienizzazione dei trasporti pubblici. A Hong Kong l’uso della maschera è consigliato ma non è obbligatoria anche se la totalità della popolazione la indossa fin dall’inizio dell’epidemia”.

Heather continua il suo post spiegando anche cosa sta accadendo da una settimana: “a seguito dell’esplosione di qualche centinaio di casi, quasi tutti riferiti a persone rientrate a Hong Kong, il governo ha deciso di introdurre l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi a Hong Kong dall’estero e di chiudere i luoghi pubblici e privati destinati ad attività sportive” terminando con la richiesta di non confondere la Cina con Hong Kong. 

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