Funerali Mandela, presente anche Desmond Tutu. Fischi per il presidente Zuma

In Sudafrica il giorno è arrivato. Nelson Mandela, il simbolo della lotta contro l’apartheid morto la scorsa settimana, verrà sepolto a Qunu, il villaggio natale dell’eroe nazionale. Il feretro dell’ex presidente sudafricano e premio Nobel è arrivato accolto dal canto di un coro (in lingua xhosa, quella dell’etnia a cui apparteneva Mandela) accompagnato dalla musica di un’orchestra e avvolto in una bandiera del Sudafrica.
Le esequie si svolgono all’interno di una proprietà dei Mandela, in cui sono state accolte più di 4.500 persone. Tra i presenti anche l’attuale presidente  Jacob Zuma e diverse figure di spicco straniere.
Contro quanto era stato previsto ieri, all’ultimo momento è stata annunciata la presenza di Desmond Tutu, arcivescovo anglicano e amico di Mandela che non era stato ufficialmente invitato, secondo i media sudafricani, per le recenti critiche all’attuale governo. Tutu, in un primo tempo, aveva detto di non volersi intrufolare senza invito; ma dal governo del presidente Zuma era stata negata la volontà di tenere lontano l’arcivescovo.
Zuma, dal canto suo, ha dovuto fare i conti con la protesta dei presenti che, così come successo nel corso della commemorazione di Mandela nello stadio di Johannesburg, hanno accolto il suo discorso con una selva di fischi.
A parlare è stato anche Ahmed Kathrada, uno dei compagni di Mandela nella lotta contor l’apartheid. Kathrada, parlando della morte di Madiba, ha detto: “Non lo consideravo un amico. Per me era un fratello maggiore. Quando Walter Sisulu (un altro pilastro della lotta anti-apartheid, scomparso nel 2003, ndr) è morto, ho perso un padre. Ora ho perso un fratello. […] La mia vita sta affrontando un vuoto e non so più a chi rivolgermi“. Parlando delle ultime visite fatte a Mandela e delle sue condizioni di salute, Kathrada visibilmente commosso ha dichiarato: “Ho visto un uomo impotente e ridotto all’ombra di se stesso e l’inevitabile è accaduto. Sono stato sopraffatto dall’emozione e dalla tristezza, e ho pianto. Ha tenuto la mia mano, è stato straziante, non ho retto all’emozione. Automaticamente, la mia mente è tornata all’immagine dell’uomo grande e forte che ho conosciuto 67 anni fa, il pugile, il prigioniero che ha gestito con facilità la pala e il piccone, quando noi altri detenuti noi non eravamo in grado di farlo. Addio mio caro fratello, mio mentore, mio leader”.

 

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